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WEC & ELMS :

ELMS - 4 ore di Imola 2015

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16-17 maggio 2015
EMOZIONI ROMAGNOLE
Al terzo tentativo l’Oreca 05 centra il primo successo dell’ancor breve carriera grazie al TDS Racing, dimostratosi ben organizzato ma anche fortunato. Grandi emozioni in GTE, con un arrivo al fulmicotone che ha premiato il team AT Racing, mentre in GTC AF Corse ha dominato gli avversari, riguadagnando i riflettori della scena dopo la figuraccia di Silverstone. Ancora in difficoltà le P3, lente e afflitte da mille problemi.
   
ELMS - 6 ore di Imola 2015
     
20/05/2015 -

Nonostante non goda dei favori del pubblico italiano, la 4 ore di Imola rappresenta indiscutibilmente l’appuntamento principale della stagione della ELMS: la sistemazione dell’evento nel calendario della categoria a ridosso della 24 ore di Le Mans ne fa l’ultima occasione per le varie scuderie di testare il potenziale dei propri mezzi, allo stesso modo in cui i protagonisti del WEC affrontano la 6 ore di Spa. I due circuiti condividono peraltro una caratteristica invidiabile, quella di essere tra i più esigenti dal punto di vista tecnico, ragion per cui i tecnici sanno bene che chi va forte qui, avrà i favori del pronostico anche sulla Sarthe.

A Imola ad andar forte è stata soprattutto l’Oreca 05 del team TDS, che dopo aver sfiorato il successo già in Inghilterra, ha centrato l'obiettivo sulle rive del Santerno, dimostrando un livello di maturazione davvero invidiabile. Il bilanciamento del prototipo francese è sembrato ottimale, tanto da permettere ai piloti di spingere a fondo in tutte le fasi di gara senza soffrire una particolare usura degli pneumatici. A colpire è stata anche la facilità con la quale Thiriet, nelle prime fasi di gara, ha recuperato sui diretti avversari: pensare che su di un circuito come quello di Imola, sul quale i sorpassi non sono particolarmente agevoli, un prototipo impieghi una decina di giri per sbarazzarsi di otto concorrenti, alcuni dei quali diretti avversari per il titolo, sarebbe sembrata utopia alla vigilia della corsa. Ed invece in giovane francese, veloce si ma certo non un fulmine, ha infilato con una facilità disarmante piloti del calibro di Wirdhaim, Roussel e soprattutto Patterson, la cui Oreca 03 aveva resistito facilmente agli attacchi che gli altri avversari avevano tentato di sferrargli.

Come già a Silverstone, le uniche avversarie apparse in grado di affrontare l’Oreca 05 sono state le Gibson, ed in particolare quella del team Jota, fresca vincitrice della 6 ore di Spa. Il trio Albuquerque-Tinknell-Dolan ha dominato la prima fase di gara ma l’ingresso per ben due volte della Safety car lo ha fatto retrocedere al terzo posto. Alle loro spalle è giunta la vettura gemella del Team Greaves, anch’essa a lungo in lizza per la vittoria fino a quando un errore di Hirsch non l’ha ritardata irrimediabilmente.

Gli altri prototipi hanno invece evidenziato una minor competitiva: l’Oreca 03 è riuscita ad avvicinare il ritmo dei primi soltanto nelle mani del team Murphy Prototype. Chiaro che il prototipo cominci a mostrare il peso degli anni, ma quello che ha destato davvero scalpore è stato l’osservare come le altre scuderie che sono scese in pista con questo modello siano rimaste tanto attardate. Un po’ meglio la Morgan che, nonostante il peso degli anni, mostra ancora un potenziale piuttosto alto: gli alfieri del team Pegasus, nonostante l’utilizzo degli pneumatici Michelin, al momento decisamente penalizzanti su pista asciutta, hanno fatto registrare un ritmo di gara interessante che gli ha permesso di mantenere a lungo le posizioni di testa.

Un discorso a parte meritano le SMP BR01, le nuove creature progettate da Paolo Catone per il maniate russo, tanto belle esteticamente quanto acerbe dal punto di vista tecnico. Dopo una lunga serie di test svolti su alcuni dei più prestigiosi circuiti europei, il prototipo ha fatto il suo esordio sul circuito romagnolo senza riuscire ad inserirsi nella lotta per le posizioni di alta classifica, ma una attenta analisi ha messo in luce scelte tecniche raffinate che nel lungo periodo potrebbero dare i loro frutti. Resta tuttavia il problema degli pneumatici: con la Dunlop che ha deciso di non fornire i propri prodotti al team russo (non a caso a Imola non era presente la Ferrari GTC sulla quale doveva correre lo stesso Rotenberg), la Michelin resta l’unica alternativa percorribile, ma ciò comporta un handicap in partenza. Ne sa qualcosa il team Strakka che proprio ad inizio settimana ha annunciato che per il resto del campionato abbandonerà le coperture francesi per passare alle Dunlop.

Poco da dire sulla categoria P3, ad oggi un monomarca Ginetta. Per tutto il week-end i piccoli prototipi hanno evidenziato problemi di trazione all’uscita delle curve lente, ritrovandosi a girare sui tempi delle GTE e, quanto e peggio, facendo visita frequentemente alle vie di fuga. Una situazione che potrebbe cambiare nel prosieguo del campionato con l’arrivo di altri modelli ma che probabilmente renderà necessarie alcune modifiche regolamentari da parte degli organizzatori.

Infine uno sguardo alle GT, ancora una volta appannaggio delle Ferrari. Le vetture del cavallino rampante paiono favorite nella corsa al titolo ma non si deve sottovalutare la competitività delle Porsche e delle BMW, apparse ad Imola quanto mai in forma. Un buon risultato se paragonato al quasi monomarca Ferrari cui avevamo assistito lo scorso anno, ma resta il cruccio di vedere una così bassa varietà di berlinette in pista, soprattutto se paragonato a categorie quali il Blancpain.

Qualifiche

La domenica mattina le berlinette e i prototipi si sono preparati alla doppia sessione di qualifiche, consci di poter affrontare la giornata senza far fronte ai capricci del meteo che hanno caratterizzato le libere del sabato. Sotto un bel sole primaverile i primi venti minuti sono stati riservati alle GT, con tutti i protagonisti che sono scesi in pista sin dai primi minuti. Irraggiungibile tra le GTE la Ferrari del team AT Racing condotta da Pierguidi, che sin dai primi minuti ha guidato la classifica. Alle sue spalle la Ferrari AF Corse di Giammaria, che negli ultimi secondi ha sopravanzato la Porsche Proton di Lietz e la BMW del team Marc VDS di Priaulx. Anche gli altri concorrenti sono comunque stati della partita, tanto da rimane racchiusi entro il secondo di distacco, e questo nonostante Lietz e Griffin siano stati autori di due uscite di pista alle Acque Minerali. Combattutissima la lotta per la Pole in GTC, con le Ferrari AF Corse di Cioci e Castellacci distanziate nell’ordine di soli due decimi di secondo. Tutti gli altri, prima tra tutte la BMW del team TDS vincitrice a Silverstone, sono state distanziate di oltre un secondo, facendo presagire una sfida a due anche per la gara.

La seconda sessione da venti minuti ha visto scendere in pista i prototipi: ci si attendeva una lotta accesa tra il team Jota e il TDS, ma un errore di Gommendy all’altezza delle Acque Minerali nel corso dei primi minuti ha lasciato via libera ad Albuquerque, che rimasto senza avversari ha  ottenuto la Pole con un margine di oltre un secondo e mezzo sull’Oreca 03 del Murphy Prototypes di Berthon, sulla Gibson del team Greaves Motorsport di Lancaster e sulla Morgan del team Pegasus Racing condotta da Roussel. Molto arretrata l’Oreca 05 del TDS, che a causa dell’errore di Gommendy non ha fatto meglio della nona posizione.

Qualifica travagliata per le P3, in grossa crisi di aderenza. Le uniche apparse bilanciata in forma quantomeno decorosa sono state le vetture del team LNT ma mentre Robertson ha ottenuto agevolmente il miglior tempo, sopravanzato comunque dalle migliori GTE, Simpson non è riuscito a far registrare un rilievo cronometrico di interesse, finendo con il far registrare addirittura l’ultimo tempo.

Gara

Le emozioni della 4 ore di Imola sono iniziate ancor prima del via, quando la direzione corsa ha annullato i tempi fatti registrare nelle qualifiche dalla Porsche Proton per non rispetto dei limiti del tracciato, dalla BMW del Marc VDS per altezza del fondo non regolamentare e dalla Ginetta del Villorba Corse per rifornimento senza seguire gli standard di sicurezza.

Poco prima delle 14:00 le trentaquattro vetture hanno preso il via ma nel corso del giro di formazione, all’altezza della variante Villeneuve, l’Oreca 03R di Perret-Yamagishi  rallenta vistosamente alla variante Villeneuve, costringendo il plotone a percorrere un secondo giro dietro la Safety car. Il giapponese intanto prova a riguadagnare i box ma deve arrendersi parcheggiando nella discesa che porta alla Rivazza con l’elettronica completamente in panne. Al via Tincknell prende la testa con decisione, seguito da Patterson, Wirdhaim, Roussel e Bellarosa, che alla chicane del Tamburello ha avuto ragione di De Brulin. Patterson riesce a tenersi dietro il plotone per una decina di giri, sufficiente a Tincknell per scappare, creando un margine di una ventina di secondi sugli inseguitori. Alle sue spalle l’attenzione si focalizza sulla rimonte di Thiriet, che ritrovatosi addirittura decimo al Tamburello, si libera giro dopo giro degli avversari, finendo con il ritrovarsi secondo dopo soli undici giri. Al quindicesimo giro la chicane del Tamburello viene inondata di ghiaia, portata in pista dalla BMW di Dermont al rientro da un fuoripista, e la direzione gara  è costretta a far entrare in pista la Safety car, ricompattando di fatto il gruppo. Alcune vetture ne approfittano per effettuare il primo pit stop ma nulla cambia nelle posizioni di testa. Alla ripartenza Tincknell vola via, mentre alle sue spalle Thiriet e Wirdhaim cercano di contenere il distacco, ma in questa fase l’inglese pare inavvicinabile. La gara procede senza grossi colpi di scena fino al secondo giro di Pit Stop, quando si assiste anche al primo cambio pilota: Dolan subentra a Tincknell quando il margine è di una quarantina di secondi su Badey, che intanto è subentrato a Thiriet. Il vantaggio pare molto ma basta che la Ginetta di Sernagiotto si fermi all’ingresso dei box con il serbatoio completamente vuoto e la direzione è costretta a far rientrare per la seconda volta la Safety car, ricompattando il gruppo. Come se non bastasse Dolan danneggia un passaruota anteriore alla variante alta ed è costretto ad una sosta per la sostituzione che lo fa precipitare al quarto posto. Badey si trova improvvisamente primo, seguito da Hirsh, ma lo svizzero, spreca il lavoro di Wirdhaim, finendo in testacosa alla Rivazza alla ripartenza, cedendo a Lyons sull’Oreca del Murphy e a Dolan. Può sembrare incredibile ma nelle successive due ore, nonostante le soste ai box e i cambi pilota, le posizioni non cambieranno. L’Oreca del TDS Racing taglierà il traguardo con un margine di sicurezza sull’Oreca del Murphy Prototypes e con oltre un minuto sulla Gibson di Albuquerque, costretta ad uno Splash and go ad un giro dal termine e penalizzata di un minuto e trentacinque secondi per infrazione di un meccanico durante un pit stop.

Poco interessante la gara delle P3, con il duo Robertson-Hoy a lungo ampiamente in testa prima che un contatto con la Ferrari dell’AT Racing ed una serie di penalità non la estromettessero dalle posizioni importanti­. A vincere è stato allora il prototipo della University of Bolton giunta tuttavia con un ritardo di addirittura dodici giri dalla vetta.

A regalare grande spettacolo per tutte e quattro le ore di gara sono state invece le GTE, tra le quali i cambi di posizione si sono susseguiti incessantemente. A trenta minuti dalla fine i primi cinque erano racchiusi in soli quattro secondi, ma alla fine la lotta per la vittoria è stata limitata ai primi tre, con Priaulx e Cameron costretti a fare da spettatori privilegiati. Alla fine la vittoria è andata a Pierguidi, già autore della Pole Position, che negli ultimi venti minuti ha avuto ragione della Porsche del team Proton, condotta da Mapelli, e della Ferrari del Formula Racing condotta da un Rizzoli un po’ sottotono. La vittoria in rimonta dell’AT Racing è ancora più eclatante se si pensa al tempo perso da Talkanitsa Jr a seguito del tamponamento subito da Robertson dopo un’ora di gara circa.

Meno interessante la gara in GTC, dove il team AF Corse ha dominato con i tre equipaggi iscritti. La vittoria è andata al trio Mastronardi-Castellacci-Hall davanti ai bravi Cioci e Melnikov, che hanno pagato il calo fisico di Roda a metà gara.

Tutti gli occhi sono ora puntati sulla 24 ore di Le Mans, prossimo appuntamento della stagione, mentre la ELMS tornerà in pista a metà luglio sul circuito del Red Bull Ring.

 

RISULTATI QUALIFICHE

RISULTATI GARA

 
a cura di Marco Zanello
Photo Giacomo Zanello - Marco Zanello
 

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