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Eventi Storici :

Automotoretrò 2016

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12-14 febbraio 2016
TRA PENSIERI, SOGNI E REALTA’
Chiuso nell’armadio il pedante cronista, facciamo due passi all’Automotoretrò 2016 per tornare alle radici di una passione.
   
Automotoretrò 2016
     
16/02/2016 -

Per l’intera settimana ci ho pensato: Sabato vado all’Automotoretrò. Un’attesa spasmodica, quasi infantile, per questo appuntamento annuale che frequento da così tanto tempo e che per me è praticamente diventato una tradizione.  Quest’anno ne ho ancora più voglia, considerato che il magico mondo dell’auto che ho vissuto durante l’inverno, mi si è ridotto ad una mitragliata di mail, di letture e scritture affrettate, di libri scartabellati freneticamente, litigi con la lingua inglese e discussioni a volte un po’ frustranti. Al punto che era quasi naturale domandarsi se le auto esistevano veramente o erano soltanto parole e fotografie.

Due passi tra padiglioni che ormai mi sono famigliari mi hanno restituito la tridimensionalità e la realtà dell’automobile.

Bastano pochi passi per imbattersi in una Land Rover ”lightweight”, la rarissima versione aviotrasportata del celebre fuoristrada inglese. Mi sono immaginato alla sua guida, mentre vado al lavoro, nella bella stagione. Sì un bel sogno, forse anche un po’ costoso e stravagante.

Di certo non sceglierei la Lancia Aurelia B52 Pininfarina che fa bella mostra di sé davanti al padiglione principale: bellissima ma troppo sofisticata per le strade che frequento io: molte curve in mezzo alla campagna. Sarebbe quasi più bello avere una delle tante Lancia Delta HF nei colori Martini per mordere il bordo delle curve.

Ancora sogno ed immaginazione. E in fondo sogni che mi piacciono proprio perché sono tali. Nella realtà non mi ci vedo a possedere una storica. Osservo quasi con invidia i veri appassionati che si aggirano fra montagne di ricambi, alla ricerca del pezzo mancante, quasi si trattasse della pietra filosofale. Li vedo frugare, osservare, discutere e contrattare. Spesso conoscono la propria vettura fino all’ultima vite. Non so se avrei la stessa pazienza. Di sicuro non ne ho il tempo

Molti non hanno paura dei propri sogni e colgono l’occasione per cercare di realizzarli: qui ci sono tante vetture interessanti in vendita. Qualcuno si fa aprire il cofano di una Giulia Sprint: “E questo cos’è?!” esclama indicando il filtro dell’aria non originale. Vecchie Vespe arrugginite sono alla ricerca di un pensionato con molto tempo a disposizione e tanta passione.

No, la mia passione sono i libri: cerco quello che io chiamo “Il francese”. Da lui ogni anno compro qualche cosa. Ho la fortuna di saper leggere la lingua d’oltralpe e lui ha sempre titoli interessanti e a prezzi veramente modici. E’ una delusione non trovarlo, anche se, sono sicuro, non uscirò di qui a mani vuote.

Riscivolando nel mondo dei sogni, vorrei uscire di qui con una delle cinque Miura che si trovano nello stand Lamborghini Club Italia. Non ne ho mai viste così tante in una sola volta. Nera con i cerchi dorati o quel bel verde mela? I colori vivaci sono sempre stati una prerogativa di Bertone: e lo dimostrano le stupende vetture della omonima collezione, che sono state salvate dall’Asi, dopo essere finite all’asta fallimentare, dolente epilogo di un’altra realtà industriale torinese.

Mi entusiasmano di più, però, una vecchia Temperino da corsa e la Lancia D24 di Gino Valenzano. Con una macchina così Ciccio Ascari ci vinse la Mille Miglia del ‘54. Sto scrivendo in questi giorni di Fangio e della D50, la monoposto sviluppata dalla Lancia e poi ceduta alla Ferrari, con la quale vinse il mondiale di Formula 1 del 1956. Era una bella squadra quella torinese, ed è un peccato che quel risultato non lo abbiano raccolto proprio loro. Sì, sotto sotto, mi sono sempre considerato un lancista. Naturalmente a modo mio, cioè senza mai possedere una Lancia. Una bella Aurelia B20 mi ricorda un mio anziano amico che non c’è più, che in tempi di prosperità ne possedeva una. E io, ancora ragazzo, ascoltavo quei suoi racconti con gli occhi sgranati e una grande invidia.

Migro, trascinato dalla fiumana, verso l’Oval, attraversando l’area gastronomica: il profumo di carne ai ferri è inebriante, ma oggi, oltre ad essere un bambino, sono anche il genitore di me stesso e quindi mi proibisco di ingozzarmi di queste prelibate “schifezze”.

L’Automotoracing è sempre pieno di curiosità. Ci sono i preparatori e quelli che ti noleggiano la macchina se vuoi farti una sgambata in qualche rally locale. Qualcuno offre macchine che a occhio sembrano un po’ troppo vissute: la partenza è garantita, ma per l’arrivo rivolgersi al fil di ferro o a San Cristoforo, a seconda che uno sia più materialista o spiritualista.

Una signora distinta, sotto lo sguardo amorevole del marito, rastrella la ghiaia delle vie di fuga di Monza con una monoposto: per fortuna è solo un simulatore.

Più in là c’è l’area dedicata alle elaborazioni e alle Harley Davidson. Ci vado per dovere di cronaca. E ci vado anche per la figa, che da queste parti si trova sempre in abbondanza: è impossibile non notare una ragazza con un paio di pantaloncini aderenti, ma così aderenti, che neanche la pelle e in grado di disegnare così bene le forme del suo culo.  Nella distrazione, mi accorgo all’ultimo che sto finendo in mezzo ad una banda di motociclisti: pizzetto, testa rasata, tatuaggi, borchie e giubbotti di pelle. Se continuo così mi troverò esattamente tra loro e il televisore che stanno tutti osservando con così tanto interesse. Tutti bravi ragazzi, per la carità, ma purtroppo tra me e loro sento un abisso.

So che non è il mio mondo e recupero la mia “zona”. Ma in fondo questa manifestazione è bella anche per la sua trasversalità: ognuno può trovare il suo spazio e il suo punto di interesse. Il mio vero dilemma ormai è: compero un libro su Vignale o sull’Autodelta?

 
a cura di Stefano Costantino
Photo Giacomo Zanello
 

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