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WEC & ELMS :

ELMS - 4 ore del Red Bull Ring 2016

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In Austria per il terzo appuntamento della stagione, il team TDS by Thiriet è riuscito ad imporsi, nonostante alcune piccole sbavature. Ciò che ha colpito è stato però il calo di interesse mostrato dal pubblico e dai media, segno che c’è qualcosa da rivedere.
   
4H Red Bull Ring 2016
     
21/07/2016 -

Sembra assurdo ma se dal lato delle iscrizioni la ELMS sta vivendo un periodo di pieno successo, da quello della popolarità è forse ad uno dei suo minimi storici. Oddio, non che la situazione negli anni passati fosse particolarmente diversa, ma l’impegno profuso dagli organizzatori nell’ultimo anno faceva sperare in qualcosa di meglio. O almeno questa è stata l’impressione che ci siamo portati dietro dal Red Bull Ring, dove lo scorso fine settimana si è svolta la terza prova del campionato. Poco il pubblico presente, inferiore rispetto a quello visto lo scorso anno, e addirittura semideserta la sala stampa, dove al di fuori degli inviati di quelle testate che seguono un po’ tutti i campionati, formiche che si rincorrono comprese, la latitanza era papabile. Se da un lato si può incolpare il meteo, davvero inclemente per tutti e tre i giorni al di fuori di qualche scampolo di sole durante la gara, dall’altro i problemi vanno ricercati nei cavilli del campionato stesso. E se questo è il nostro fine, allora diciamo subito che uno dei problemi principali è che per varie ragioni questo tipo di evento rassomiglia alle gare amatoriali: un po’ come il VdV francese per intenderci, con la differenza che attraverso questo campionato si può arrivare a correre la 24 ore di Le Mans. Il risultato è la presenza di equipaggi squilibrati: chi ha la fortuna di avere un pilota gentleman veloce può puntare a vincere, mentre gli altri animano la corsa a lungo ma alla fine vedono sfumare ogni possibilità di successo. E’ il caso del TDS by Thiriet, che proprio in Austria ha bissato il successo di Imola: nel trio Beche-Thiriet-Hirakawa si fatica a comprendere chi sia il più forte, nonostante ci siano differenze di classificazione da parte dell’organizzazione. Meno equilibrato il trio della G-Drive, dove Van de Garde e Tinknell sono veri fenomeni, mentre il povero Dolan si fa in quattro per superare i propri limiti. Peggio va in Dragonspeed, con Lapierre che dimostra ogni giorno di più che forse Toyota poteva pensarci due volte prima di farlo fuori, Hanley sa davvero il fatto suo mentre Hedman proprio non riesce a girare su tempi accettabili. Sotto accusa va ancora una volta il metodo di classificare i piloti che, invece di uniformare gli equipaggi finisce con l’uccidere lo spettacolo. Ed intendiamoci, abbiamo parlato di P2, ma la stessa cosa vale per le P3 o per le GT. Questo un primo problema cui se ne aggiungono altri: dalle tribune l’impressione è quella che ai box manchi professionalità e organizzazione. In Austria in più di un’occasione le scuderie sono ricorse al cambio del musetto, sia a seguito di incidenti sia per problemi legati al malfunzionamento dei gruppi ottici ma in molti di questi casi le parti sostituite non portavano neppure i colori della macchina, rendendone più complicato il riconoscimento. Insomma, un campionato come questo da l’impressione di essere la classica torta sulla quale manca la ciliegina. Parco macchine che diventa sempre più interessante, ottimi circuiti, tanti piloti di livello, ma alcune lacune, a tratti grossolane, che non gli permettono di decollare. Ed in questo non aiutano neppure le  categorie di supporto: l’unica che al momento può dare del valore aggiunto è la Formula Renault 2.0, con le tante giovani promesse presenti, al contrario delle altre due, la GTC e la Renault RS01, nelle quali mancano fondamentalmente gli iscritti. Insomma il lavoro è arduo, perché necessita al tempo stesso miglioramenti ma non stravolgimenti: un mix non sempre facile da realizzare.

Per quanto riguarda il risultato della pista, le Oreca 05 dimostrano sempre più di essere le macchine da battere, mentre le Ligier cominciano a pagare un divario davvero preoccupante. La Pole di Chatin, sulla Ligier del team Barthez-Panis, ha mostrato che il divario non si ha tanto sul giro secco quanto sul ritmo di gara, e ancor di più quando il deterioramento dei pneumatici si fa importante. Per il resto la vecchia Gibson fa quello che può in modo più che dignitoso, raccogliendo anche in Austria un buon terzo posto, mentre la BR, la crisalide di Catone mai trasformatasi in farfalla, ha comunque centrato un onorevole quarto posto, seppur ritardata di un giro. La Ligier si rifà ovviamente in P3, dove monopolizza tutti i numeri di partenza. Tanti gli incidenti e le uscite di pista, ma anche grande competitività da parte degli equipaggi più accreditati. Alla fine hanno avuto la meglio Brundle,Guasch ed England dello United Autosport, precedendo in volata i secondi e terzi classificati. Nulla da fare invece tra le GT per le avversarie delle Ferrari, con le vetture del cavallino rampante che hanno monopolizzato le prime tre posizioni.

 

RISULTATI QUALIFICHE

RISULTATI GARA

 

 
a cura di Marco Zanello
Photo by Giacomo Zanello - Marco Zanello
 

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