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Eventi Storici :

Aste Parigi 2017 - Les Grandes Marques du Monde au Grand Palais + Artcurial

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ANOTHER BID?
   
Bonhams 2017
     
14/02/2017 -

Presenziare ad un’asta è sempre qualcosa di molto interessante, specialmente per chi si diverte ad osservare la gente: i clienti si presentano sul campo di battaglia con un sogno che si è trasformato in un proposito di acquisto. Può essere che il cuore batta per una 500 o una Bianchina, come per una blasonata GT o per un’elegante carrozzeria degli anni ’30. Una volta nell’arena, ogni acquirente si trova nel mezzo di una battaglia psicologica in cui dovrà dare un prezzo ai suoi sogni, alla sua passione e al proprio orgoglio. Un prezzo che potrebbe anche andare al di là del reale valore della vettura. E in fondo il gioco delle aste è proprio questo: accompagnare gli acquirenti in questa zona grigia, dove razionalità e irrazionalità si contendono il terreno.

Ovviamente, non tutti vanno a questi eventi per acquistare. Molti ci vanno anche solo per sondare il mercato. Come un signore francese di mezza età che incontro all’asta di Artcurial e che mi racconta di possedere nove macchine, tutte abbastanza recenti, tra cui un Coupé Fiat, una Barchetta, una Ferrari 360, una 500 e un’Alfa Romeo Junior Zagato. Me le mostra orgoglioso sul suo cellulare. E’ qui per vedere che aria tira. Osserva e si segna i risultati su un foglio di carta. Forse gli piacerebbe comprarsi ancora qualcos’altro, ma “l’argent” è finito, dice. O forse il vero problema è che, se si presenta a casa con un’altra macchina, “sa femme” gli taglia la gola e il gesto della mano sulla carotide è abbastanza eloquente.

Ci sono poi i semplici curiosi che, con lo sguardo fisso al grande schermo, dove corrono veloci i valori delle offerte, sperano di assistere a una di quelle vendite a sei o sette zeri che hanno fatto sognare il pubblico di appassionati fino qualche anno fa.

La realtà e che oggi si vende, ed è già un’ottima notizia, ma gli acquirenti hanno i piedi ben piantati per terra e sono poco propensi a sforare la forchetta delle valutazioni fornite dalle case d’asta.

L’evento di Bonhams arriva il giovedì pomeriggio, nell’ormai consueto spazio del Grand Palais. Il catalogo ha come sempre una forte ossatura di automobilia, tra radiatori, tappi per radiatori e quadri. Tra le vetture la regina è sicuramente una Aston Martin Ulster 'CML 719’ del 1935, che va via per una paio di milioni di Euro, superando le aspettative della casa.

Una Mercedes-Benz 300SL “Ala di Gabbiano” viene venduta a 1.017.000 Euro, confermando il fascino che questa vettura ha sempre esercitato sui collezionisti.

Molto contesa una Bugatti tipo Brescia, bella ma bisognosa di un profondo restauro: viene piazzata a 506.000 Euro, con il rammarico di una coppia che, all’ultimo rilancio, si è arresa, nonostante le incitazioni del battitore d’asta a fare un altro piccolo sforzo. Il marito tamburella nervosamente sul catalogo per poi far cenno di no con la testa. Non se ne parla neanche. Dopo pochi minuti si alzano e se ne vanno, ma lui non è contento.

Fa invece un buon affare chi si porta a casa una elegante Hispano Suiza 27 HP telaio corto del 1928: in ottime condizioni generali, la vettura ha una slanciata carrozzeria sportiva e cambia proprietario per poco più di 80.000 Euro.

Molto più ambizioso il catalogo di Artcurial, che ha trovato spazio nel quartier generale della settimana dedicata all’auto classica: il Retromobile. La casa parigina totalizza 32 milioni di vendite, segnando un più 33% rispetto al 2016.

Qui qualche follia si è vista, come una Bugatti Atalante venduta per due milioni, diritti d’asta esclusi, cioè ben al di sopra della valutazione tra il milione e il milione e mezzo. Non tradiscono le aspettative la stupenda Delahye 135 carrozzata Figoni & Falaschi, uno degli atelier più importanti nel mondo della carrozzeria Francese degli anni ’30, che passa di mano a più di un milione, e la Talbot Lago T150C del 1936, valutata tra il 1,2 e i 1,6 milioni di Euro, e passata di mano per 1.610.500 Euro.

Molto accattivante la battaglia per una delle più celebri GT italiane, la Lamborghini Miura P400 SV. Il rosso fiammante della carrozzeria e le parole di Fabio Lamborghini, nipote del fondatore della casa di Sant’Agata Bolognese, che ha introdotto la vettura, hanno scaldato cuori e portafogli: arrivati a 1.660.000 Euro, qualcuno pensa di piazzare il colpo definitivo, arrivando in un solo colpo ad offrire 2.000.000. L’avversario è sicuramente stordito. Forse non pensava di arrivare a quella cifra, ma il sapiente lavorio dello staff di Artcurial lo porta ad un’ultima disperata offerta: 2.050.000, che con i diritti d’asta significa arrivare a 2.960.400 di Euro. In questo caso poche migliaia di euro bastano a fare la differenza e il signore, che forse ha pagato un po’ più del previsto il suo sogno, si porta a casa la vettura.

Ben diverso il discorso per quella che doveva essere la regina di questo evento: la Ferrari Dino Berlinetta Speciale Pininfarina del 1965. Si parla di un prototipo costruito sul telaio da corsa della 206P, che anticipa le linee di quello che sarà poi il modello di serie del marchio Dino. Una vettura unica, che nel 1967 Sergio Pininfarina donò al Museo dell’Aco Le Mans, come ringraziamento per l’intitolazione a suo padre della piazza antistante il Museo stesso.

La vettura, ceduta dall’Aco, ha i vizi di tutte le macchine che hanno passato troppo tempo in mostra statica, come certe imperfezioni della carrozzeria e una meccanica sicuramente da revisionare, ma la sua unicità fa sognare: la valutazione e tra i 4 e gli 8 milioni di euro.

Purtroppo Il bel gioco si brucia nel giro di pochi minuti, fermandosi a circa 4.390.000 Euro, inclusi i diritti d’asta, e di lì non si muove più. Il battitore corteggia i clienti, insiste e quasi si scandalizza per l’assenza di ulteriori offerte su un’auto così unica: “Another bid?”. Questa è l’espressione simbolo che descrive gli eventi di questa settimana, dove si sono fatti buoni affari, ma solo con il ricorso alla pazienza e alla persuasione, per spremere il mercato fino all’ultima goccia di speranza. Alla fine e con un po’ di rammarico, il classico colpo di martelletto chiude la vendita. Questo è il massimo che si può ottenere oggi.

 
a cura di Stefano Costantino
Photo Marco Zanello
 

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