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WEC & ELMS :

Analisi Tecnica WEC: le novitÓ della 24 ore di Le Mans 2018

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24 hours Le Mans 2018
     
16/06/2018 -

Le sessioni di qualificazione della 24 ore di Le Mans hanno confermato i valori in campo emersi chiaramente a partire dai test collettivi al Paul Ricard e dal primo appuntamento della super stagione WEC 2018/2019 sulla pista di Spa Francorchamps. La vettura di riferimento è senza ombra di dubbio la Toyota TS50 che ha dimostrato di non avere rivali nella categoria Lmp1, risultato dovuto della lunga partecipazione al WEC e alle risorse disponibili, certamente superiori agli altri team.

Rimane da valutare per ciascuna vettura l’aspetto dell’affidabilità. La corsa più affascinante del mondo ha più volte dimostrato che a vincere non sempre è la vettura più veloce. Tra poche ore avremo le risposte a tutte le domande che i molti appassionati si sono posti negli ultimi mesi.

In attesa di questo passiamo in rapida rassegna alcune configurazioni interessanti viste sulle altre Lmp1, BR 01, Rebellion R13, Ginetta G60 oltre ad una interessante modifica vista sull’anteriore delle Ligier JSP217, prototipo LMP2.

Osservando la parte anteriore della BR 01 Lmp1 si notano tutti gli elementi caratterizzanti il kit Le Mans. Il muso della vettura è progettato con un target di minore downforce e minore resistenza complessiva.

Infatti la velocità di punta nei lunghi rettilinei è fondamentale per la performance complessiva sul giro, tuttavia è necessario disporre di un accettabile carico aerodinamico per la percorrenza delle curve ed un comportamento dinamico prevedibile e sicuro nelle fasi di frenata e nei cambi di direzione.

Il fender anteriore è notevolmente allungato con il naso che inizia quasi in coincidenza con il bordo d’ingresso dello splitter. Si riduce quindi l’area della zona di alta pressione che insiste sullo splitter con conseguente riduzione del carico aerodinamico. La maggiore corda ottenuta incrementa la snellezza della forma del fender riducendone anche la curvatura superiore. Si nota anche l’assenza del recesso che guida il flusso verso l’apertura regolamentare sopra la ruota.

Anche la singola “Dive plate” ha minore superficie totale, assenza di curvatura trasversale, minore estensione anteriore al fender e piccola separazione verticale dallo splitter.

Il raccordo tra muso e fender è anch’esso esteso a tutta lunghezza mentre la presa dei freni è maggiorata per incrementarne il raffreddamento.

 

BR 01 – Confronto delle configurazioni a basso carico (sinistra) ed alto carico. Vistose differenze nella parte anteriore, fender e muso.

 

 

E’ noto che la Rebellion R13 è progettata attorno alla scocca Oreca 07 Lmp2 e motore Gibson GL458, ma ci sono molte aree di originalità nella configurazione aerodinamica della R13 Lmp1. E’ maggiore la sofisticazione nella zona della chiglia anteriore e dei deviatori di flusso sotto al muso che hanno lo scopo di “pulire” i flussi che provengono dallo splitter dirigendoli versa la parte posteriore della ruota anteriore. I cestelli che carenano il gruppo montante e disco anteriore sono elementi che consentono di controllare la vorticità della zona interna ed esterna al cerchio ruota, migliorando al contempo l’efficienza del raffreddamento dell’impianto frenante.

Particolare anche la zona davanti alla ruota posteriore con un recesso nel fianco della vettura nel quale sono collocati 3 generatori di vortice. In questo modo si crea una piccola porzione piana nella zona superiore del fondo, lambita dal flusso che viene così direzionato nella zona esterna del pneumatico. 

 

Confronto Rebellion R13 Lmp1 (sinistra) vs. Oreca 07 Lmp2  – Deviatori di flusso nella zona compresa tra chiglia e vano ruota e cestello freno. Nel dettaglio il particolare della forma e i generatori di vortice nella zona davanti alla ruota posteriore

 

 

La Ginetta G60-LT-P1 ha una parte inferiore del muso caratterizzata da un profilo di forma concava esteso a tutta apertura tra le superfici interne dei fender. La forma è senza dubbio ottimizzata per interferire con la distorsione del flusso dovuta al carico aerodinamico generato dallo splitter anteriore, gestendo al meglio l’alimentazione della parte centrale della chiglia e dei canali laterali che alimentano il fondo vettura.

In genere il “sotto muso” ha notevole influenza sui livelli di “bloccaggio” aero in questa zona e sulla sensibilità alle variazioni di altezza da terra dello splitter, per questo è una porzione importante dello studio aerodinamico di tutto l’anteriore della vettura.

E’ unica anche la forma dei deviatori di flusso (“turning vanes”) che presentano un superficie laterale molto contenuta e una minore curvatura rispetto alle soluzioni adottate su tutte le altre Lmp1. Da notare anche il bordo superiore degli elementi centrali (evidenziati in rosso) che è scavato per agire unicamente sul flusso inferiore allo splitter. 

 

Ginetta G60-LT-P1 Vista della parte inferiore del muso con i deviatori di flusso

 

 

Il muso della Ligier JSP217 mostra in modo evidente le modifiche adottate nel kit Le Mans.

La ricerca di minore carico aerodinamico è infatti ottenuta intervenendo nelle zone laterali dello splitter: riducendone la corda e la curvatura. Trattandosi di un’ala che lavora in effetto-suolo queste variazioni aumentano l’efficienza del profilo.

Vista la minore quantità di flusso che deve lambire il dorso dello splitter la zona di giunzione tra il muso e la parte interna del fender ha una maggiore superficie ed è estesa fino alla parte anteriore. Il bordo d’ingresso è molto più vicino allo splitter ed integra una vistosa presa d’aria per i freni anteriori. 

 

Ligier JSP217 – due diverse evoluzioni del muso: con flap esteso nella zona laterale dello splitter (sinistra), comparato con il kit aero di basso carico per Le Mans (destra)

 
a cura di Ing. Riccardo Romanelli
Drawings Antonio Pannullo
 

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