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Eventi Storici :

Imola Classic 2018

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UNA GIORNATA DA LEONI
   
Imola Classic 2018
     
07/11/2018 -

Domenica sera, mentre rientrando verso casa dopo aver assistito all’Imola Classic, ultima manifestazione organizzata nel 2018 da Peter Auto, riflettendo su quanto avevo avuto modo di osservare, mi e tornato alla memoria un aforismo di San Francesco d’Assisi che recita: “un raggio di sole è sufficiente per spazzare via molte ombre”. Diversamente da quanto potrebbe pensare un lettore che abbia notizia delle avverse condizioni metereologiche che hanno sferzato il bel paese nelle ultime settimane e che, di riflesso, hanno fortemente condizionato la giornata di domenica della manifestazione, il mio pensiero era rivolto piuttosto all’evento e al contesto in cui lo stesso si era svolto. Le ricette di Peter Auto restano vincenti ed il circuito di Imola rappresenta una delle sfide più ardue per qualsiasi pilota ma, vuoi per la totale indifferenza del pubblico italiano, vuoi per il periodo nel quale l’evento si e disputato, il risultato e stato sicuramente sottotono rispetto alle altre manifestazioni della stagione. Potrei raccontarvi che e stata la miglior manifestazione dell’anno tra quelle volute dall’organizzatore parigino, potrei raccontare delle new entry che hanno arricchito il paddock, oppure potrei dirvi meraviglie delle infrastrutture dell’autodromo, che passo dopo passo diventano sempre più moderne, dimostrando che la gestione di Formula Imola sta dando i suoi frutti. Ma finirei con il rassomigliare a quei tanti inviati (non tutti fortunatamente) che ogni giorno fanno sembrare il giornalismo italiano all’opera di uno scriba piuttosto che ad un mestiere da difendere con i denti. Ed allora vi racconto che ad Imola non si e svolta la più bella manifestazione dell’anno, che il numero di vetture presenti non ha rispecchiato i livelli mostrati ad esempio nella Dix Mille Tours e che per il circuito, la strada della consacrazione e ancora lunga. Ma a fronte di tutte queste ombre, è bastato un raggio di sole per rendere l’Imola Classic un evento di cui compiacersi. Ed il raggio di sole e stato lo spirito con cui molti piloti, perlopiù collezionisti, sono entrati in pista la domenica, sfidando le avverse condizioni meteo: in molti hanno cercato di tirare fuori il meglio di sé, alcuni sono riusciti ad ottenere un risultato che in condizioni di pista normali sarebbe risultato fuori portata, qualcuno e passato per un giorno dal tormento all’estasi. Non me ne vogliano i vari vincitori della giornata, ma è soprattutto a questi ultimi che va il nostro plauso: a Martin Stretton, pilota dalle indubbie qualità, vincitore addirittura per tre volte consecutive al Monaco storico, a Franco Meiners, raffinato collezionista che, in questo week-end, ha mostrato qualità di pilotaggio di livello assoluto e a Michael Lyons, ormai dedito all’automobilismo d’epoca ma sulla cui carriera agonistica, alcuni anni fa, avremmo scommesso una discreta somma di denaro. Il primo ha regalato una, anzi due lezioni di guida nel corso delle due bagnatissime prove della Formula 2 Classic, categoria che peraltro continua a soffrire una crisi di presenze preoccupante. Forse la lezione più impressionante e stata quella fornita in gara 1 quando, partito con tre giri di ritardo a causa di un problema tecnico, l’inglese si e gettato in una rincorsa furibonda che gli ha permesso di recuperare oltre quaranta secondi sul capofila e vincitore, Tomlin, in soli otto giri. Un risultato che può essere riassunto attraverso le velocita di punta medie raggiunte nei 5 rilevamenti previsti: 232 km/h per Martin contro i 208 del migliore degli avversari. In gara 2 lo strapotere dell’inglese e proseguito, concretizzandosi in una perentoria vittoria, precedendo un ottimo Pink su Lola T360 e Tomlin su Rondel Motul M1. Meiners, affrontando invece situazioni metereologiche meno drammatiche, è riuscito ad animare due gare che diversamente avrebbero probabilmente avuto poco da offrire: in mattinata gara 2 del The Greatest’s Trophy, dove con la bella Alfa Romeo Giulia TZ versione vetroresina (una delle sole tre esistenti), ha insidiato per tutti i dodici giri la ben più potente Porsche 904/6 portata in pista alternativamente da Alain e Carlo Vogele, prendendosi anche il lusso di far registrare il giro più veloce. La prestazione ha assunto anche maggior valore considerando che nella gara di sabato, svolta su pista asciutta, l’italiano aveva pagato un distacco importante sia dal vincitore Fatemi (Porsche 904) che dai Vogele, cedendo peraltro anche alla Bizzarrini 5300 Gt di Bouriez. Nel pomeriggio Meiners si e poi ripetuto, questa volta su Lancia Beta Montecarlo, nel Classic Endurance Racing 2, lottando ad armi pari con i più agili prototipi, e conquistando il terzo gradino del podio dopo essere scattato dalla nona posizione. Nella stessa gara non possiamo peraltro non segnalare la cavalcata solitaria di Yves Scemama con la ormai abituale Toj SC304, scattato dalla Pole e transitato ampiamente primo sotto la bandiera a scacchi nonostante fastidiose vibrazioni abbiano contraddistinto la fase finale della sua gara, e neppure la convincente prima parte di gara di Pirro, unico ad insidiare lo svizzero prima di ceder il volante a Rattazzi. Secondo Maxim Guenat su Lola T290.

Infine Lyons che, dopo aver tentato di mettersi in evidenza nella gara di sabato del Group C Racing con la bella e fragile Gebhardt C91, la domenica si e tramutato in un pesce che sguazzava nell’acqua caduta poco prima del via, prendendo il comando nel corso dei pit stop e allungando fino a transitare da vincitore sotto la bandiera a scacchi. Una vittoria resa più nobile dal secondo posto di Tandy, su Spice SE90C, già vincitore di gara 1 e dal terzo posto della famiglia France, alla guida della Nissan R90CK. Proprio questi ultimi sono stati particolarmente sfortunati nella gara di sabato, quando sono stati costretti al ritiro nel corso dell’ultimo giro, lasciando la seconda posizione a Lecourt-Narac su Porsche 962 e la terza a Philippe Scemama su Spice SE89C.

Meno interessata dal maltempo la gara del CER1, che ha avuto inizio addirittura sotto uno sprazzo di sole domenicale: subito fuori i poleman Lopez-Meaden, la gara e vissuta del duello tra la piccola e leggera Chevron B19 di Bianco e le più potenti e pesanti Lola T70 MkIIIB di Van Riet e di O’Connell-Devis, finiti nell’ordine. Ad accrescere l’interesse di questa categoria e stata la presenza di una Porsche 917K iscritta da Roddaro: si è trattato del modello che condusse a lungo la 24 ore di Le Mans del ’69 nelle mani di Elford-Attwood e successivamente venne utilizzata nei test a Zeltweg che portarono alla nascita della versione K del prototipo di Stoccarda.

Relativamente poco influenzata dalla pioggia anche la gara dell’Heritage Touring Cup, che ha visto la capitolazione di Traber e della sua BMW 3.0 CLS dopo una serie interminabile di successi. A riuscire nell’impresa e stato Dance, su Ford Capri 3100 RS, che ha sfruttato una non felicissima partenza dell’avversario per guadagnare una decina di secondi nel corso delle prime tornate, rivelatisi poi sufficienti per conquistare la vittoria. Traber ha comunque ottenuto la seconda posizione davanti alla famiglia Bryant, alla guida di una Ford Capri 2600.

Unica categoria completamente risparmiata dal maltempo e stata la Sixties’ Endurance, disputata come sempre il sabato sera. A vincere ancora una volta la AC Cobra di Van Riet, a lungo impegnata però a rincorrere la Bizzarrini 5300 GT di Nolte-Funke, velocissima e sfortunata. Al secondo posto i France, sempre su Cobra, mentre sul terzo gradino del podio sono saliti Guenat-Mahe su Jaguar Type E.

 

 
a cura di Marco Zanello
Photo Giacomo Zanello
 

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