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WEC & ELMS :

24 ore di Le Mans 2019 - Gara

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Una Le Mans sotto tono regala il secondo successo di fila alla Toyota, con Alonso-Buemi-Nakajima che hanno preceduto i compagni di squadra. Vittorie anche per Alpine, Ferrari e Porsche, ma da quanto osservato, urge davvero l'entrata in vigore di un regolamento che riporti i grandi nomi dell'automobilismo a confrontarsi sul circuito della Sarthe.
   
24H Le Mans 2019
     
20/06/2019 -

Ebbene si, come avevamo largamente previsto, l’87a edizione della 24 ore di Le Mans non verra annoverata tra quelle piu entusiasmanti, finendo molto più probabilmente con il far volume negli annali del motorsport, cosi come, e questo vale la pena di dirlo, buona parte delle competizioni automobilistiche di questi ultimi due anni. Che il settore stia vivendo un periodo non particolarmente felice, non credo rappresenti una novita per nessuno, ma e vero che in questo caso, i problemi economici si aggiungono al gia pregresso calo di interesse da parte dei grossi marchi che, un tassello alla volta ha impoverito fortemente un campionato che soltanto tre anni fa sembrava potesse soppiantare in popolarità anche la Formula 1. Eppure, non possiamo esimerci dal ricordarlo, gli organizzatori le hanno provate davvero tutte per cercare di dare ossigeno ad una stagione, anzi ad una Super Stagione, che da subito è apparsa asfittica: e più ancora si sono impegnati per dare interesse alla seconda 24 ore del campionato, caso unico nella storia della manifestazione, attraverso operazioni mediatiche davvero ardite, coadiuvate dalla sempre solerte stampa transalpina. Dapprima le dichiarazioni sull’incredibile numero di domande di partecipazione inviate all’ACO, addirittura 75, che hanno portato alla decisione di costruire due box aggiuntivi al fine di ammettere il numero record di 62 vetture al via (poi divenute 61 dopo il forfait del team Krohn in seguito al brutto incidente durante la sessione di prove libere), poi gli aggiustamenti all’Eod, onde avvicinare le prestazioni delle P1 private ai mostri sacri Toyota, infine le tante, sinceramente troppe, varianti al BoP per bilanciare le prestazioni delle GT. Operazioni che alla fine non si sono tradotte nello spettacolo promesso: certo 62 partecipanti sono molti, ma soltanto in 8 erano appartenenti alla categoria regina, quella dalla quale volenti o nolenti tutti si attendono lo spettacolo maggiore. Ed infatti, lo si percepiva tangibilmente girando per il circuito, la presenza di pubblico ha subito una forte contrazione, probabilmente superiore a quanto dichiarato dagli stessi organizzatori. Le modifiche all’Eod, dal canto loro, hanno reso un po’ più interessanti le qualifiche, ma i 6 giri di ritardo rifilati dalle due Toyota alla BR di Petrov-Aleshin-Vandoorne, terza classificata sotto la bandiera a scacchi, la dicono lunga sulla persistente differenza di prestazioni. Se ciò non bastasse, non si può poi non osservare come, nei primi 4 giri di gara, la Toyota in testa alla corsa sia riuscita a rifilare più di 14 secondi alla Rebellion di Menezes, primo degli inseguitori, che pure si era preso il lusso di sopravanzare la Toyota di Buemi nel corso del primo giro. Ed infine la nota più dolente, ovvero l’ennesimo scempio del BoP, modificato dopo le qualifiche per uniformare le prestazioni in pista e che ha invece finito con l’estromettere Aston Martin e BMW dai giochi per la vittoria di categoria. Con tutta la buona volontà, penalizzare le vetture del marchio inglese in quanto ree di aver realizzato la Pole di GTPro con Sorensen, senza rendersi conto che, al di la del giro in questione, le verdi GT non erano state mai particolarmente competitive (la seconda vettura aveva chiuso addirittura quartultima), equivale ad ammettere poca attenzione ai dettagli. Il giudizio è simile a quello che ognuno di noi darebbe di un medico che sostenesse che un suo paziente è stato colpito da influenza soltanto perché lo ha visto tirare un colpo di tosse. Va detto che questo errore di valutazione ha contribuito alla vittoria della Ferrari con l’equipaggio collaudato composto da Calado-Pier Guidi-Serra, permettendo cosi di festeggiare il 70imo anniversario della prima vittoria a Le Mans di una vettura del cavallino rampante, conquistata nel 1949 dalla coppia Chinetti-Lord Seldsdon. Un risultato importante per i colori italiani, arrivato alla fine di una stagione relativamente parca di soddisfazioni, che tuttavia non può non far rimpiangere la lunga assenza della Ferrari dalla classe regina dell’endurance.

A mettere in discussione la credibilità di quella che, ne siamo profondamente convinti, resta la corsa automobilistica per eccellenza ha poi contribuito quanto accaduto in casa Toyota ad un’ora dalla bandiera a scacchi, quando la vettura di Lopez, ampiamente in testa, e stata dapprima costretta ad una sosta per un problema ad uno dei sensori dei pneumatici e, subito dopo, ad una nuova sosta a causa di una foratura, preceduta da un giro di pista percorso a rallentatore. Senza voler fare i conti in tasca all'oste, il marchio giapponese da quanto accaduto non ha fatto una gran figura: se si doveva far vincere per forza Alonso & Co, per ragioni commerciali o di immagine, lo si poteva fare in modo meno plateale, mentre se davvero si e trattato di un problema tecnico, allora si potevano ristabilire le posizioni nel corso delle soste ai box successive, premiando l’equipaggio che aveva maggiormente meritato e, soprattutto, che si era sacrificato a vantaggio dell’altro nel corso di tutta la stagione. Personalmente sono convinto che in questo secondo caso, il più probabile, nessuno avrebbe urlato allo scandalo, soprattutto perché i vertici giapponesi sanno quanto possa essere doloroso perdere una gara come Le Mans dopo averla dominata in lungo e in largo, ed il fattore umano “deve” avere la propria importanza. Perché non dimentichiamoci che la 24 ore è soprattutto una storia di uomini e dei loro sogni e tale deve rimanere se vuole conservare il suo fascino. Il prossimo 15 novembre uscirà sale cinematografiche il film “Le Mans ’66 - La Grande Sfida”, la cui sicura fortuna non dipenderà dalla bellezza tecnica delle Ford, quanto ai sogni del grande Carroll Shelby. Sarebbe bene meditarci sopra! A proposito di Ford, l'ultima apparizione delle belle GT prima del pensionamento non ha regalato grandi soddisfazioni: le quattro vetture del Chip Ganassi, iscritte in GTPro, hanno concluso ai piedi del podio, precedute oltre che dalla Ferrari vincitrice, anche da due Porsche, mentre quella iscritta un tantum in GTAm dal Keating Motorsport, dopo aver concluso al primo posto, è stata dapprima retrocessa per non aver rispettato il tempo minimo ai pit-stop e poi squalificata in quanto il volume ospitato dal serbatoio del carburante è risultato leggermente superiore a quanto consentito dal regolamento. Un vero peccato perché salutare l'esperienza mondiale con una vittoria a Le Mans sarebbe stata la degna conclusione di una bella esperienza.

Le emozioni più grandi sono allora arrivate dalla categoria cadetta dei prototipi, le P2, sia grazie al gran numero di iscritti, addirittura 20, sia per la forte competitività di alcune squadre. Se fino a poche ore dalla fine, sembrava scontata la vittoria del G-Drive, un problema all'alternatore ha lasciato via libera al successo del team Alpine, ormai abbonato al gradino più alto di Le Mans. La superiorità del telaio di Signes rispetto alla concorrenza, confinata alle posizioni di rincalzo, è stato quantomai tangibile.

La Superseason si è conclusa, lasciandoci davanti una stagione di transizione prima di veder entrare in vigore il nuovo regolamento che prevede la nascita delle Hypercar, cui a Le Mans hanno aderito Toyota e Aston Martin. Forse non piaceranno, forse faranno discutere, ma bisogna che una nuova strada venga percorsa: e in questo fanno bene ACO e FIA a perseguire la loro. Potrà essere sbagliata, ma in fondo peggio di questa agonia non potranno esssere: diversamente il rischio sarà quello di assistere ad una 24 ore svilita, snaturata, soltanto lontana parente di quella che la storia ci ha regalato. Non se lo merita lei, non ce lo meritiamo noi. Perchè Le Mans è uno dei pochi sogni che accompagnano la vita di un appassionato, un momento di convivialità che permette di accomunare culture diverse intorno ad un anello di asfalto. E tale vogliamo resti nel tempo!

 

CLASSIFICA GARA

 

 
a cura di Marco Zanello
Photo Marco e Giacomo Zanello
 

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