Scacco matto
-
In un anno funestato da congiuntura economica ed instabilità geopolitica nel Medio Oriente, anche il mondo del motorsport ha dovuto piegarsi alla ragion di stato o forse, sarebbe meglio dire, di campionato. Rinunciare alle corpose provvigioni garantite dai circuiti situati nei paesi arabi ha probabilmente rappresentato una delle più grandi problematiche cui negli ultimi anni abbia fronteggiato il connubio ACO-Fia, ma certo non si poteva pensare di gareggiare né in Bahrein, dove era prevista l’ultima prova, né in Qatar, dove si sarebbe dovuta recuperare la prima gara di campionato, già posticipata a fine marzo per le stesse ragioni. Così, come peraltro già ampiamente anticipato, a fine luglio si è optato per lo svolgere le due prove in Europa, identificando i circuiti di Barcellona e Monza come le più papabili alternative: beninteso, circuiti più adatti non sarebbero mancati, in particolare per quanto attinente le condizioni meteo ma, trovare autodromi disponibili a meta anno non è stato per nulla facile. Certo, una sei ore di Monza l’8 di novembre ha creato una certa ilarità, soprattutto tra i media italiani che seguono il campionato: c’è chi ha scherzato (ma non troppo) sulla sala stampa dell’Autodromo, considerando i lavori di ammodernamento in corso d’opera, chi ha immaginato una gara non sotto la pioggia, non sotto una candida neve, ma addirittura immersa nella terribile nebbia brianzola e chi, con un fondo di umorismo macabro, ha ipotizzato la dipartita di qualche avventato fotografo che, nel tentativo di scattare alle curve di Lesmo ed ignaro dei pericoli del parco, fosse preda di branchi di lupi avvicinatisi con il favore delle tenebre. Tutti tranquilli, l’umorismo resta tale e, ricordiamo, che gli unici lupi presenti nel parco sono quelli che si danno appuntamento a fine maggio nel parco per una affascinante pedalata notturna.
Nondimeno, una finale di campionato del Mondo ha il suo fascino perché in teoria e li che si decide il risultato di un’intera stagione a meno che ……. ecco appunto! A meno che!!
Perché se già al Fuji la Toyota aveva messo una serie ipoteca sul campionato, a Barcellona, con una splendida doppietta contraddistinta da un dominio in pista a tratti imbarazzante, ha matematicamente vinto la classifica costruttori mettendo al tempo stesso i vincitori della gara Hartley-Hirakawa-Buemi nelle condizioni di conquistare il titolo piloti, forti dei 17 punti di vantaggio sui compagni di squadra, gli unici che ancora nutrono una flebile speranza. Un risultato questo che peraltro andrebbe bene a tutti in casa Toyota, con i due equipaggi che si spartirebbero in modo equo la 24 ore di LE Mans ed il Campionato.
Certo, verrebbe da dire che in questa occasione il Bop non abbia sortito il risultato sperato: raramente negli ultimi tempi si è vista una superiorità così marcata: le hypercar nipponiche hanno ben figurato sin dalle prove, dove sono state precedute soltanto dalle Genesis, alla prima Pole Position nella ancor breve carriera in questa categoria, per poi prendere la testa già dalle prime fasi di gare, svolte su pista bagnata ed allungando man mano che la pista si asciugava. A nulla sono valse le neutralizzazioni dietro alla Safety car occorse durante la gara: ad ogni ripartenza il ritmo delle GR10 non è stato replicabile da qualunque avversario, prime tra tutte le Ferrari, a loro volta più veloci degli altri avversari. Fuoco-Molina-Nielsen hanno occupato stabilmente il terzo posto, conquistando senza troppi affanni il terzo gradino del podio mentre il ritrovato terzetto Kubica-Ye-Hanson ha dovuto accontentarsi del quinto posto a causa di un poco felice pit-stop finale, che lo ha costretto alle spalle della Cadillac di Aitken-Bourdais-Bamber, equipaggio che, pur senza vittorie, ha realizzato il maggior numero di punti nelle ultime quattro prove del campionato, alle spalle dei solî capiclassifica. La Cadillac resta una hypercar nata molto bene nella versione 2026 e nelle ultime prove lo ha dimostrato andando ad occupare costantemente le parti più nobili della classifica. Non ha demeritato neppure la Alpine, che ha raccolto davvero poco ma che è stata a lungo a battagliare per le posizioni nobili della classifica. Per la squadra francese non si tratta certo di un bel periodo: dal Fuji sono trapelate voci più che attendibili relativamente il naufragio delle trattative di vendita con Geely e le probabilità di rivedere le A480 in pista il prossimo anno si fanno sempre più contenute. Ha raccolto invece pochino la Aston Martin, complice un uscita di pista del proprio equipaggio di punta e ancor meno la Genesis, di cui abbia già accennato. L’incredibile Pole del sabato non è stata confermata nei ritmi della domenica, dove le due hypercar arancioni si sono state rapidamente mimetizzate nel gruppo, non dando più notizia di sé e finendo fuori dai punti. A deludere è stata la BMW, ipoteticamente la compagine che doveva sfidare Toyota per il titolo. Le due vetture tedesche non hanno invece mai trovato un ritmo accettabile rimanendo sempre lontane dalle posizioni di testa ed i pochi punti conquistati sono apparsi più un regalo che un risultato meritato. Poco da dire invece su Peugeot, ormai impegnata nell’evoluzione 2027 della propria vettura che, come va ricordato, e resa possibile dagli Evo Jokers concessi straordinariamente dalla federazione. I due equipaggi francesi hanno fatto la consueta gara di conserva, tentando di raggiungere senza troppi danni (ma ahime anche senza punti) la bandiera a scacchi di questo ennesimo calvario.
Uno sguardo alla GT3 che, così come per le hypercar, ha avuto un dominatore, la Porsche del The Bend Manthey, con l’equipaggio Pera-Lietz-Shahin che ha regalato al marchio tedesco il primo successo stagionale, rilanciandosi anche per una non semplice vittoria in campionato. Alle loro spalle e giunta la Mclaren del Garage 59 già vincitrice a Spa con Au-Kirchhofer-Fleming e la BMW del WRT, già vincitrice ad Imola con Mcintosh-Harper-Thompson, mentre i leader della classifica del TF Sport continuano a non convincere, gestendo i punti di Le Mans per tentare di conquistare il titolo. A Monza partiranno largamente favoriti ma certo non pare il titolo piu meritato di sempre da parte della compagine Corvette.
Concludiamo con un’osservazione doverosa. Che la cancellazione delle due tappe asiatiche abbia comportato una mancata iniezione di denaro per l’organizzazione del WEC, che fa dei contratti con quei paesi un vero e proprio caposaldo del proprio bilancio non dovrebbe stupire nessuno. Quanto però ha colpito gli addetti ai lavori nel corso del fine settimana catalano è stato il livello davvero sommesso che ha accompagnato un evento di questa importanza. Poca pubblicità fuori dall’autodromo ed in città, cosa che non ha però impedito a 55.000 appassionati di assieparsi sulle tribune dell’autodromo, nessuna categoria di supporto, con il venerdì attivo per due sole sessioni di prove libere ed il sabato “riempito” suddividendo le prove delle GT da quelle delle Hypercar e addirittura pettorine per commissari e fotografi riciclate dal Qatar. Forse per un evento di questa portata sarebbe comunque lecito attendersi qualche sforzo in più, soprattutto per salvaguardarne l’immagine. In controtendenza è stato l’aumento del numero di delegati FIA presenti in pista rispetto al passato che, a pensar male, potrebbe essere risultato del nuovo accordo stipulato tra FIA e ACO. Sarà interessante osservare nei prossimi mesi come evolveranno i rapporti di forza tra le due strutture ma, ne sono quasi certo, quanto visto a Barcellona ne è stato un evidente segnale.
-
