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6 ore di Spa-Francorchamps 2026

L'attesa è finita!

Quando il sabato sera, dopo un week end impegnativo, lasciavo correre serenamente i miei pensieri davanti ad una buona birra belga, non riuscivo a capacitarmi che ci fossero voluti addirittura 27 anni di attesa per rivedere una BMW ufficiale, dopo due stagioni complete nel WEC, trionfare in una prova mondiale dell’endurance.  Per ritrovare il marchio tedesco sul gradino più alto del podio prima della 6 ore di Spa appena conclusa, si deve tornare infatti alla vittoria alla 24 ore di Le Mans 1999, ottenuta con la BMW v12 LMR condotta magistralmente da Martini-Dalmas-Winkelhock. Due gare, allora come oggi, contraddistinte sul piano agonistico da una sfida sul filo dei secondi contro avversari blasonati in anni di puro fermento tecnologico: se nell’ultima edizione dello scorso secolo ad essere sconfitte furono Toyota e Mercedes, quest’anno a tentare fino all’ultimo di rovinare la festa alla BMW sono state protagoniste la Ferrari, la Toyota e, a tratti la Cadillac, velocissima e sfortunata. Un risultato quello ottenuto dall’equipaggio Frijns-Rast-van der Linde, che riporta il sereno in casa BMW e che consolida il rapporto con il team di Vincent Vosse, per il quale la prova di casa assume un valore particolare, grazie anche al secondo posto della vettura gemella di Magnussen-Marciello-Vanthoor. Una vittoria peraltro scaturita da una prestazione decisamente convincente dal punto di vista velocistico ma ottenuta soprattutto grazie ad una strategia azzardata nelle prime fasi di gara che ha permesso alle due BMW di issarsi ai primi posti della classifica, poi conservata nel prosieguo della gara e fino alla bandiera a scacchi. Ottima anche la prova, come e facile dedurre, delle Ferrari e della Toyota, decisamente penalizzate dal Bop “occulto” dopo i risultati di Imola, eppure protagoniste in gara al punto da ottenere rispettivamente un terzo e un quinto posto nonostante la mancanza di velocita di punta. A ben vedere entrambe le scuderie avrebbero potuto fare meglio ma le scelte strategiche e gli eventi di gara ne hanno parzialmente condizionato il risultato finale. Che il Bop avesse fatto danno lo si era capito già nel corso delle qualifiche, quando i dominatori della prima prova del campionato erano finiti addirittura fuori dalla Hyperpole. In gara le prestazioni si sono poi livellate ma certo, va ammesso, questo sistema di bilanciamento delle prestazioni poco ha a che fare con il semplice spirito agonistico. Storcono dunque il naso i puristi della disciplina ma gioiscono gli organizzatori che, in questo modo, riescono ad accontentare un po’ tutti i protagonisti, assicurandosi, a meno di clamorose sorprese, una ampia e duratura partecipazione ad una categoria sempre più apprezzata.

Non tutte le ciambelle riescono con il buco ed allora, mentre la Aston Martin gioisce ottenendo un inatteso quarto posto, e la Cadillac recrimina sull’opportunità sprecata dopo aver condotto con margine nelle prime fasi di gara, c’è anche chi esce da questa 6 ore di Spa con le ossa rotte: è il caso della Peugeot, protagonista in qualifica con una splendida Pole Position ottenuta da Jakobsen ma ampiamente ridimensionata da una prestazione in gara tutt’altro che eccezionale e soprattutto la Alpine, che nel corso del week-end aveva dimostrato grande competitività ma poi, a causa di errori di pilotaggio dei propri piloti, ha finito con il raccogliere poco o nulla. E qui si potrebbe aprire un capitolo a parte, dedicato alle qualità dei piloti della scuderia francese: non si fosse all’ultimo anno di partecipazione bisognerebbe porsi non poche domande perché, a parte un paio di eccezioni, per gli altri bisognerebbe procedere ad una vera e propria epurazione. Discorso a parte merita la Genesis, che con l’equipaggio Lotterer-Derani-Jaubert ha centrato alla seconda gara un incoraggiante ottavo posto e i conseguenti primi punti in classifica. Certo la GMR001 non è un fulmine a ciel sereno ma si sta dimostrando affidabile e ben progettata: il motore Hyundai non ha mostrato il temuto deficit di cavalli rispetto alla concorrenza ed il telaio Oreca, seppur piuttosto convenzionale, pare permettere un guida pulita che preserva la durata degli pneumatici.

Combattutissima anche la gara nella classe GT3 dove, dopo un’iniziale testa a testa tra Ford e Lexus, ad avere la meglio è stata la McLaren del team Garage58 condotta da Au-Fleming-Kirchhöfer: una vittoria conquistata a tavolino dopo la penalizzazione comminata alla Ferrari di Heriau-Mann-Rovera, giunta prima sotto la bandiera a scacchi, a causa di una manovra decisamente discutibile durante un pit-stop, ma che ripaga la squadra della sfortuna patita durante la 6 ore di Imola. La Safety car entrata in pista nelle ultime battute di gara ha ridotti a tal punto i distacchi da portare la Ferrari AF Corse addirittura fuori dal podio, rendendo la penalizzazione una vera e propria spada di Damocle per coloro che meno di un anno fa, al Fuji, avevano già dovuto rinunciare ad una vittoria a causa di una penalizzazione. Sul podio sono invece salite la Aston Martin di James-Robichon-Drudi, costantemente veloce nel corso di tutto il week-end e la Porsche di Shahin-Pera-Litz, autrice di una fantastica rimonta dopo essere stata relegata nelle ultime posizioni nel corso delle qualifiche. BMW e Lexus hanno sicuramente molto da recriminare da una gara che avrebbe potuto regalare loro molto di più ma è stata sicuramente la Fort ad uscire sconfitta dalla seconda prova del campionato: nella prima mezz’ora di gara Powell ha dato la sensazione di poter imprimere alla gara un ritmo difficilmente sostenibile per gli avversari ma l’eccessiva foga lo ha portato a commettere un errore in uscita dalla curva Frere che ha fatto piombare la vettura in fondo alla classifica. Un peccato per il team Proton che avrebbe bisogno di risultati positivi dopo aver scelto il marchio americano a sostituzione della Porsche. 

Risultati Qualifiche

Risultati Gara

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