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Eventi Storici :

Retromobile 2017

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LA SORPRESA CHE NON TI ASPETTI
   
Retromobile 2017
     
15/02/2017 -

Stanchezza molta, umore zero, nervosismo che è quasi nevrosi, la testa che frulla e rifrulla sempre gli stessi pensieri. La cura? Prendo un aereo con Marco, l’altro senza testa come me, e andiamo a Parigi, dove ci aspetta un sommergibile chiamato Retròmobile. In fondo i miei sommergibili sono un’idea molto semplice: è sommergibile qualsiasi cosa che ti permetta di staccare e di non pensare ai soliti casini. E sommergibile ogni attività che mi fa totalmente dimenticare il resto: un libro, una passeggiata o le auto.

Non ho mai visto Parigi. Non sono mai stato al Retromòbile. Le attese sono ovviamente alte, ma quando il mio sguardo viene sedotto da una Avion Voisin C28, poco dopo aver messo piede in fiera, capisco che le mie attese non andranno deluse.

È la prima volta che mi trovo di fronte ad un modello di una delle marche più visionarie nella storia dell’automobile. Ricca di citazioni aeronautiche, la vettura presenta già negli anni ‘30 una solida linea ponton.

Non si è ancora esaurito il mio entusiasmo, che nello stand Peugeot ritrovo una vecchia conoscenza: una Simca 1000. La mia non è proprio meraviglia, anche perché è una macchina che non mi è mai piaciuta, con quella sua linea un po’ troppo Rococò e il rumore che sapeva di ferraglia scassata e marmitte bucate, ma se chiudo gli occhi ricordo ancora una signora che ne aveva una azzurro metallizzato e abitava nel palazzo dietro casa, quando io ero bambino. All’epoca conoscevo per nome e cognome tutti quelli che stavano in quel palazzo, meno quella misteriosa signora che occupava un piccolo appartamento sul piano di mezzo. L’unica cosa che sapevo è che aveva una Simca 1000.

Pochi passi ancora e sono davanti all’impossibile: sono ormai passati alcuni mesi da quando ho scritto un servizio sul Gran Premio di Gran Bretagna del 1969, l’unico nella storia della Formula 1 che abbia visto al via tre modelli di vetture a quattro ruote motrici: Lotus 63, McLaren M9A e Matra MS84. Ebbene, due di questi luccicano nello stand degli orologi Richard Mille: la Lotus 63 e la McLaren M9A. In un mondo perfetto ci sarebbe anche la Matra, ma l’assenza è abbondantemente compensata dalla presenza di quello che avrebbe potuto essere il 4° modello a trazione integrale al via di quella corsa: la Cosworth F1 4WD. La macchina andò talmente male nelle prove private, che si decise di non rischiare una figura ridicola nel Gran Premio.

Lì vicino una BRM P67 offre un altro esempio di sfortunata applicazione della trazione integrale alla Formula 1, insieme alla March 240 e alla Tyrrell P34, entrambe a sei ruote.

A questo punto potrei anche tornare in albergo, fare le valigie e tornarmene a casa. Sarei comunque contento così. E invece abbandono Marco nel martirio fotografico delle 4WD e scivolo in un altro mondo assai diverso, ma che non mi è del tutto ignoto. Avevo già sentito nominare Lukas Huni AG dal mio compagno di viaggio: l’esposizione dello specialista svizzero qui a Parigi è un evento nell’evento. Mi lustro gli occhi con uno schieramento impressionante di Bugatti: due Atalante, una Brescia, un cabriolet Stelvio, una tipo 55 rossa e nera, frutto dell’ingegno di Jean Bugatti, il figlio prematuramente scomparso di Ettore. Ma anche monoposto, come la poco competitiva Type 59, nata nel 1934 come naturale evoluzione della 35, che occhieggia un po’ più in là e che invece dominò la sua epoca. Ma alla fine il mondo si ferma davanti al coupé Atlantic del 1936, in un certo senso il canto del cigno per il marchio francese. Disegnata anch’essa da Jean Bugatti, fu costruita in soli quattro esemplari, di cui solo tre sopravvivono oggi.

Mi siedo in contemplazione, perché potrei non vederne più una nel resto della mia esistenza, ma è comunque importante che io abbia avuto l’opportunità di ammirarla almeno un volta. Marco fotografa le Bentley che stanno dietro alle Bugatti. Sì lo so, anche quello è un marchio importante, ma se devo dire la verità, le ho sempre trovate un po’ troppo rococò: sì, grosse Simca 1000 di lusso.

In compenso lui non condivide il mio entusiasmo per uno strano prototipo nello stand Mercedes: la C111 quando fu presentata nel 1970, fece molta sensazione. La linea, disegnata da Bruno Sacco, era un taglio netto con quella che era l’immagine piuttosto tradizionale del marchio della stella. Mossa da un motore rotativo Wankel, aveva una carrozzeria in vetroresina e le porte con apertura ad ala di gabbiano. Stile e motorizzazione erano un azzardo troppo grande e la vettura rimase allo stadio di prototipo.

Mentre cerco di spiegare tutte queste cose all’amico che mi ascolta perplesso, alle nostre spalle ci sorride una schiera di Alpine, rappresentativa della produzione della casa di Dieppe. Tra i vari modelli, anche un prototipo che cerca di far uscire il marchio dalla storia per riportarlo nella contemporaneità: l’Alpine Vision richiama le celebri linee della A110 e verrà presentato tra un mesetto al Salone di Ginevra. Si parla, comunque, di metterlo in produzione.

Passeggiando nei padiglioni mi tolgo un altro sfizio. La Ferrari Daytona, originariamente era stata disegnata con una fascia di plexiglass che copriva la fanaleria anteriore. La prima serie uscì così, prima di un restyling che portò all’introduzione dei fari annegati, con una bella perdita di personalità del muso. Gira di qui e di là, non sono mai riuscito a vedere una prima serie. Dovevo venire a Parigi per levarmi il pallino. Qui, semmai, il problema è trovare un esemplare con i fari annegati.

Dalle macchine vere a quelle disegnate: lo stile iperrealista va di gran voga negli stand dedicati alle arti figurative, al punto che ci sono quadri talmente accurati da sembrare fotografie. Anche i prezzi portano all’iperrealismo: semplicemente non me li posso permettere! Mi limito a comprare una cartolina che finirà come segnalibro nel volume che questa sera acquisterò: l’ultimo task della giornata è, infatti, raccogliere le forze residue e andare a far visita alle librerie. Alla fine è colpo di fulmine per un sostanzioso volume sulla storia di Matra. Un libro che promette di fornirmi ancora molte ore di sommergibile e perpetuare le emozioni di una giornata come questa, piena di sorprese.

 
a cura di Stefano Costantino
Photo Marco Zanello
 

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