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Eventi Storici :

Dix Mille Tours del Castellet 2018

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Il profumo del successo
   
Dix Mille Tours 2018
     
08/09/2018 -

Per Patrik Peter la stagione 2018 verrà a lungo ricordata come una delle più fruttuose. Iniziata ad aprile con numeri da subito interessanti in quel di Barcellona, è poi proseguita con un’edizione da primati della Le Mans Classic ed il grande successo del Grand Prix de l’Age d’Or. Risultati certo dovuti alle indubbie capacità organizzative del francese ma anche della capacità di innovare continuamente i prodotti offerti: ad un trofeo Nastro Rosso fortemente rivisto per incentivare la partecipazione di nuovi collezionisti, ha fatto seguito il Global Endurance Legends, un club di collezionisti di prototipi e Gt anni ’90 e 2000 in perfetto stile Le Mans che intrattiene il pubblico nelle pause della giornata. Il successo come previsto è proseguito al Castellet, presente quest’anno in calendario in una data insolita per fare spazio alla Imola Classic, che chiuderà la stagione a fine ottobre. Nei paddock e nei box sono state radunate quasi tutte le 298 vetture iscritte all’evento, fatto piuttosto insolito in questo tipo di competizioni, dove la defezione dell’ultimo momento non rappresenta poi una gran sorpresa: a farla da padrona però non sono stati i numeri in se, quanto l’incredibile valore storico, lo spettacolo offerto in pista ed il consistente numero di spettatori giunti sul circuito per ammirare un pezzo importante di automobilismo storico.

Per molti è stata anche l’occasione per valutare il risultato dei recenti lavori di adeguamento necessari per lo svolgimento del Gran Premio di Formula 1: avevamo lasciato il Paul Ricard ad aprile in versione cantiere ed abbiamo ritrovato un contesto nuovo, sicuramente più moderno ma anche meno affascinante.

Nonostante la continua crescita delle varie categorie messe in pista da Peter, lo spettacolo più avvincente è stato offerto ancora una volta dal Classic Endurance Racing, sia nella versione “old” che in quella “young”. Il risultato della CER1 è stato deciso nel corso delle prove, quando al termine di una lotta sul filo dei decimi di secondo, la Ferrari 512M di Monteverde-Pearsons è stata costretta mestamente ai box per un problema tecnico irrisolvibile sul posto. Gli avversari per la vittoria, la coppia Hall-Goethe su Lola T70 sono scattati pertanto dalla pole position involandosi verso una vittoria mai messa in discussione. Sugli altri due gradini del podio sono saliti Basso e Bruehwiler, entrambi alla guida delle compatte Chevron B19, mentre la bella gara delle due Porsche 917 Can Am iscritte all’evento si è conclusa mestamente a pochi giri dal termine, quando occupavano ottime posizioni in classifica.

La coppia Hall-Goethe avrebbe potuto centrare il bis anche in CER2, dopo aver ottenuto la Pole con un tempo sul giro davvero impressionante. In gara però Goethe non è riuscito a mantenere un ritmo adeguato e quando il compagno di squadra ha preso la guida, il ritardo dalla testa della corsa era troppo incolmabile. La coppia è stata peraltro costretta al ritiro quando era riuscita a risalire al secondo posto, lasciando che alle spalle del vincitore, Yves Scemama su Toj SC304, terminassero gli Chateaux (padre e figlio) su Lola T298 e la Chevron B21 di Bruehwiler, ancora terzo dopo una gara molto attenta.

Piuttosto appassionante anche la gara dei Gruppi C, con la coppia Lecourt-Narac che ha dominato senza incertezza alcuna, ottenendo Pole Position e vittoria in entrambe le gare. Stessi condomini in entrambe le gare anche per gli altri due gradini del podio, con Vercoutere-Kelleners secondi, così come i vincitori alla guida di una Porsche 962C e Lyons terzo sulla Fedele Gebhardt C91. Ad aggiungere imteresse a questa categoria sono state la presenza di due Peugeot 905, di una quantomai rara Rondeau M382 ed una Ecosse C285, disegnata da Ray Mallock a metà anni ottanta.

Ricca di vetture iscritte la Sixties’ Endurance, la cui gara ha trovato spazio come di consueto il sabato sera. La Pole Position e la vittoria sono andate a Christophe Van Riet alla guida della Shelby Cobra 289, mentre Philipp Oettli, a lungo in lotta per la vittoria è stato costretto al ritiro quando mancavano soltanto quattro giri al termine. Sul secondo gradino del podio sono allora saliti Monteverde-Pearson, che hanno trovato conforto dai problemi accusati dalla loro Ferrari nella categoria CER, seguiti dai fratelli Vogele, tutti come sempre alla guida delle Shelby Cobra.

Partecipazione davvero importante all’Heritage Touring Cup, con tutti I marchi più importanti presenti in pista: Ford, Alfa Romeo, BMW, Opel, Volkswagen e addirittura Chevrolet. La sfida è stata appassionante, con molti piloti in grado di realizzare tempi sul giro di assoluto rispetto sia in prova che in gara, ma alla fine Trabel ha confermato il suo stato di forma, approfittando anche del ritiro di Van Riet, per ottenere un nuovo successo alla guida della sua BMW 3.0 CSL. Alle sue spalle Maxime Guenat sulla Capri 3100 RS e Tomlin, con la potente Escort 1800 ex team Zakspeed.

Qualcosa di nuovo è arrivato invece da quello che conoscevamo come il Trofeo Nastro Rosso, riservato ai prestigiosi marchi italiani, che ha cambiato nome in The greatest’s Trophy per meglio interpretare l’apertura ad alcune eccezioni estere. A trarne maggior vantaggio è stato Monteverde, che ha sostituito la sua Ferrari 250 con una velocissima Jaguar Type E Lightweight, con la quale ha ottenuto la Pole Position e la vittoria in entrambe le gare, nonostante due partenze non proprio irresistibili. Particolarmente dura si è rivelata gara 2, dove perdendo molte posizioni allo spegnersi delle luci rosse, èstato costretto a recuperare uno svantaggio di oltre sette secondi dalla Ferrari 275 GTB di Gijzen, poi secondo. I fratelli Vogele, tenendosi lontani dale scaramucce di inizio gara hanno terminato terzi, dopo aver ottenuto in gara un oil secondo gradino del podio alla guida della elegante Porsche 904/6, mentre la coppia Muelder-Trabel, dopo aver condotto per alcuni giri in gara uno, hanno conquistato il gradino più basso del podio alla guida della Bizzarrini 5300 GT.

 Meno interessanti le gare riservate alle Porsche 911 due litri, dove se da una parte i piloti hanno regatato un bello spettacolo a suon di derapate, dall’altra la coppia vincitrice, Smith-Bryant, ha concluso la gara prevista sulla distanza di 90 minuti con un margine di oltre 40 secondi su Watson-Goodwin, mentre al terzo posto hanno concluso Turner-Meaden.

Decisamente deludente la prova delle Formula 2 che, nonostante I tentative compiuti fino ad ora da Peter, pare non riuscire a riguadagnare l’interesse dei collezionisti. A compensare parzialmente la partecipazione di sole otto monoposto, la presenza della Rondel R1, ovvero il primo prodotto derivato da un progetto di un giovane Ron Dennis, e della March 788 Formula Atlantic ex Jean Piere Jarier, guidata nell’occasione da Martin Stretton. Entrambe le gare sono state vinte senza problemi da De Fulco, alla guida di una March 782.

Nei pochi spazi rimasti liberi tra le varie gare, hano trovato spazio le esibizioni del Global Endurance Legends, un club riservato ai proprietary di vetture GT e prototipi che hanno corso a partire dagli anni ’90. Tornado al Castellet dopo l’esibizione effettuata durante il week-end del Gran Premio di Francia. Inutile dire che vedere in pista auto come la Peugeot 908 Hdi, la Maserati MC12 e la  Ferrari 333SP ha regalato al pubblico qualche istante di adrenalina pura.

 
a cura di Marco Zanello
Photo Giacomo Zanello
 

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